Santa Cristina Gela

Comune di Santa Cristina Gela

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Cenni storici e sul territorio:

Santa Cristina Gela (Sëndahstina in arbëresh) è un comune italiano di 984 abitanti della città metropolitana di Palermo, in Sicilia, che dista 28 km circa dal capoluogo di Sicilia.
Il paese, insieme a Contessa Entellina e Piana degli Albanesi, fa parte delle tre comunità albanesi di Sicilia, in cui l’antica lingua albanese (arbërishtja) viene ancora parlata. I suoi abitanti sono arbëreshë, ossia italo-albanesi.
Santa Cristina Gela sorge su un colle a m.670 s.l.m., a 25 km da Palermo. È circondata da una corona di vette di notevole altitudine. Partendo da occidente e proseguendo verso est, nella zona di Piana degli Albanesi, troviamo il monte Pizzuta (1333 m), il monte Kumeta (1233 m) ed il monte Maganoce, dalla caratteristica forma arrotondata. A seguire, troviamo il monte Giuhà (arb.Xhuhà), il monte Leardo (1016 m), il massiccio della Rossella (1064 m) e di Turdiepi ed infine il Pizzo Parrino (977 m). A nord del paese, invece, vi sono dei rilievi di modesta altitudine (800 m) che si saldano poi con i monti di Palermo. Il paesaggio che ne risulta è di tipo appenninico, ricco di castagneti e boschi di querce, lecci e sugheri.
Il feudo di Santa Cristina, nuovo nome della più antica Terra di Costantino menzionata nel Rollo di Monreale (1182), fu donato dal Conte Ruggero dei Normanni all’Arcivescovo di Palermo e il 31 maggio 1691 fu concesso in enfiteusi a 82 agricoltori arbëreshë provenienti da Piana degli Albanesi. Essi si stabilirono su un insediamento rurale (masseria o bicocca) preesistente, tipica del periodo arabo in Sicilia. Tale nucleo originario, l’antico baglio, con successivi apporti, è ancora leggibile in piazza Umberto I, mentre l’adiacente piazza Mariano Polizzi, attuale piazza principale, in antico costituiva il màrcato, lo stazzo per gli armenti. La fondazione di Santa Cristina, quale capoluogo del feudo omonimo, dell’Erranteria del Salice e del Pianetto va ricondotta al 1747, anno di una nuova concessione enfiteutica accorpata a favore dei Naselli, Duchi di Gela, che vi esercitarono la signoria baronale sino all’abolizione del sistema feudale in Sicilia (1812). Nel 1818, con Legge Organica del Regno delle Due Sicilie estesa ai domini borbonici “ultra Farum”, diviene Comune e continua a denominarsi Santa Cristina. Il nome odierno “Santa Cristina Gela”, richiamando l’eponimo dei Naselli fondatori, viene sanzionato dopo l’unità d’Italia al fine di evitare le molte omonimie riscontrate nel territorio del nuovo Regno d’Italia.
L’atto di concessione enfiteutica ai Gela, per le particolari clausole in esso contenute, costituiva “licenzia populandi”, talché seguirono i “bandi di popolazione”, cui risposero gli abitanti delle Terre viciniori: Altofonte e Piana degli Albanesi. Ne risultò una comunità mistilingue e mistireligiosa, dove prevalse la parlata albanese e si conservò per oltre un secolo il “rito greco”, oltre a usi e costumi degli avi albanesi. La particolarità religiosa, cioè la compresenza nella stessa chiesa parrocchiale “latina”, sia della liturgia “greca” che di quella “romana”, continuò a mantenersi fino alla seconda metà del XIX secolo, quando la tradizione della messa “arbërisht” cedette a quella “litisht”, come risulta dai registri parrocchiali consultati dallo studioso Giuseppe Chiaramonte Musacchia.

I rapporti con Piana degli Albanesi, in quanto “città madre”, sono in genere buoni, ma non sono mancati in passato screzi dovuti alla perimetrazione dei rispettivi territori comunali nel 1842. In verità Santa Cristina Gela si è sempre sentita legata a Piana degli Albanesi, come dal suo più connaturale centro maggiore, a motivo della sua origine, per la tradizione linguistica e le comuni costumanze arbëreshe, cui si aggiunge, dal 1937, la medesima appartenenza all’Eparchia bizantino-arbëreshe di Sicilia.

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